In risposta al monologo video intitolato “Il palo della banda dell’ortica”
Caro Marco,
ero un tuo estimatore, un cittadino che aspettava ogni settimana Annovero su RAI DUE per ascoltare il tuo interessante monologo, sempre in tema con la situazione politica attuale, sempre attento e credevo preciso nella ricostruzione dei fatti.
Infatti, quello che, pensavo, ti contraddistingueva dagli altri giornalisti, era che i tuoi monologhi erano pieni di dati e date, di nomi ed eventi correlati, da farmi sempre pensare che le tue affermazioni fossero documentate e del tutto limpide.
Mai ho pensato che quando tu esponi i fatti metti insieme solo i dati e le date che ti interessano per costruire, e soprattutto, per vendere ai media, le tue “avventate” intuizioni. Questo, se da un lato, ti fa sembrare un bravo giornalista, dall’altro lato, scredita la fiducia che la gente per bene ha avuto finora nei tuoi confronti. Intendo dirti che quando si fanno ricostruzioni giornalistiche sui temi della vita sociale e politica, l’etica vuole, che la sincerità e la preparazione dei fatti sia limpida, chiara e sincera, almeno sotto lo stretto aspetto giornalistico.
Ti dico questo perché nel tuo monologo video intitolato “Il palo della banda dell’ortica”, parli della sanità pugliese e metti insieme una interessante e spesso vera ricostruzione dei fatti, ma non dicendo tutto quello che l’inchiesta ha pubblicato. E’ vero che tu non sei né un politico né tantomeno un amministratore, e di conseguenza riesci a parlare di queste due professioni solo per sentito dire, senza sapere davvero cosa vuol dire essere politici ed essere amministratori. Le idee di governo ed il programma di governo sono due cose diverse, e già queste sono differenze sostanziali della vita politica. Ma anche l’amministrazione di una regione ha bisogno di un programma, ma anche di compromessi, perché questa è la democrazia, questo è l’esercizio della libertà. Per governare c’è bisogno che ci sia una grande organizzazione e c’è bisogno di ricostruire un sistema di regole che da anni sono seppellite, ma questo non è colpa di Nichi Vendola, perché Nichi Vendola si è solo trovato davanti ad un bivio, dove il PD minacciava che se non ci fosse stato Tedesco non ci sarebbe stata giunta regionale. Nichi Vendola ha solo avuto fiducia nelle indicazioni del partito di maggioranza, e quando ha scoperto che realmente Tedesco non meritava la fiducia del governo pugliese, ha subito azzerato la Giunta intera. Questo è Nichi caro Marco.
Pino Ciraci
martedì 1 marzo 2011
giovedì 26 agosto 2010
Alì Orgen Libero - No all'estradizione
Se non parliamo del Kurdistan non possiamo capire l’arresto su richiesta di estradizione della Turchia, di Alì Orgen. Il Kurdistan è un paese negato al suo popolo dall’Iraq, Iran, Siria e dalla Turchia che ne occupano le terre, eppure il Kurdistan ha una sua cultura, una sua lingua, suoi confini, oltre al suo popolo. Ogni giorno la Turchia incarcera, tortura, uccide, usando anche armi chimiche, per reprimere tutte quelle persone che ne rivendicano l’indipendenza, e Alì Orgen è di Bismil, e lotta per una società nuova. In Turchia chiunque osa parlare in lingua curda è arrestato, ogni formazione politica che appoggi o rivendichi l’indipendenza del Kurdistan è bandita. Più volte Amnesty International ha denunciato questo stato di cose in Turchia, ma sempre i poteri forti e le politiche opportunistiche delle grandi lobby hanno zittito e minimizzato lo stato di cose.
Alì Orgen vive a Taranto dal 2003, ma l’amore per il suo paese non è mai morto. La sua storia comincia a complicarsi quando nel 1996 viene arrestato. Dopo tre anni di duro carcere, dove viene spesso torturato, viene condannato a morte, anche se non è accusato di nessun episodio delittuoso o fatto di sangue, ma solo per l’amore del suo paese. La condanna viene poi tramutata in ergastolo prima e in sei anni di reclusione dopo, in un seguirsi di processi farsa, senza mai un avvocato difensore. Nel momento della sentenza comunque ad Alì mancano solo pochi mesi residui di pena, e così gli vengono abbuonati.
A Taranto intanto Alì si rifà una vita nuova, si crea nuove relazioni sociali, si inserisce nel mondo del lavoro, apre un phone center, il primo a Taranto, per permettere a tutti gli stranieri di parlare con i loro cari nei paesi d’origine a prezzi modici, e quel phone center è diventato u punto di riferimento per tutti i migranti di Taranto. Ma nel 2005, per la riforma del codice penale turco, mentre Alì è a Taranto a lavorare, il processo viene riaperto e Alì viene condannato a scontare il residuo di pena.
Quest’anno, quando Alì è andato a rinnovare il permesso di soggiorno, per prima cosa gli è stato rifiutato, e per giunta è arrivata la richiesta di estradizione. Il 18 agosto Alì è stato arrestato e fino ad oggi è in cella di isolamento nel carcere di Taranto, in attesa di decisioni sull’estradizione, che è del tutto ingiustificata. Se dovesse essere estradato Alì rischia di finire nelle carceri turche, fra nuove torture, in condizioni disumane fino alla morte.
Alì non è un terrorista curdo, non è stato coinvolto nell’inchiesta sul terrorismo curdo in Italia, che tra l’altro si è conclusa con un nulla di fatto, e non si basa su questo la richiesta di estradizione. Alì è stata vittima nel 1996 ed è vittima oggi di leggi liberticide.
Chiediamo a tutti i partiti, associazioni, comitati, organizzazioni per i diritti sociali e singoli cittadini, di unirsi per chiedere l’immediata scarcerazione e impedire l’estradizione di Alì Orgen, cittadino curdo, cittadino del mondo.
Alì Orgen vive a Taranto dal 2003, ma l’amore per il suo paese non è mai morto. La sua storia comincia a complicarsi quando nel 1996 viene arrestato. Dopo tre anni di duro carcere, dove viene spesso torturato, viene condannato a morte, anche se non è accusato di nessun episodio delittuoso o fatto di sangue, ma solo per l’amore del suo paese. La condanna viene poi tramutata in ergastolo prima e in sei anni di reclusione dopo, in un seguirsi di processi farsa, senza mai un avvocato difensore. Nel momento della sentenza comunque ad Alì mancano solo pochi mesi residui di pena, e così gli vengono abbuonati.
A Taranto intanto Alì si rifà una vita nuova, si crea nuove relazioni sociali, si inserisce nel mondo del lavoro, apre un phone center, il primo a Taranto, per permettere a tutti gli stranieri di parlare con i loro cari nei paesi d’origine a prezzi modici, e quel phone center è diventato u punto di riferimento per tutti i migranti di Taranto. Ma nel 2005, per la riforma del codice penale turco, mentre Alì è a Taranto a lavorare, il processo viene riaperto e Alì viene condannato a scontare il residuo di pena.
Quest’anno, quando Alì è andato a rinnovare il permesso di soggiorno, per prima cosa gli è stato rifiutato, e per giunta è arrivata la richiesta di estradizione. Il 18 agosto Alì è stato arrestato e fino ad oggi è in cella di isolamento nel carcere di Taranto, in attesa di decisioni sull’estradizione, che è del tutto ingiustificata. Se dovesse essere estradato Alì rischia di finire nelle carceri turche, fra nuove torture, in condizioni disumane fino alla morte.
Alì non è un terrorista curdo, non è stato coinvolto nell’inchiesta sul terrorismo curdo in Italia, che tra l’altro si è conclusa con un nulla di fatto, e non si basa su questo la richiesta di estradizione. Alì è stata vittima nel 1996 ed è vittima oggi di leggi liberticide.
Chiediamo a tutti i partiti, associazioni, comitati, organizzazioni per i diritti sociali e singoli cittadini, di unirsi per chiedere l’immediata scarcerazione e impedire l’estradizione di Alì Orgen, cittadino curdo, cittadino del mondo.
mercoledì 28 aprile 2010
Sole 24 Ore: i bilanci dei capoluoghi d’Italia e la Puglia
Venezia e Siena sono i comuni capoluogo più ricchi d'Italia. I più poveri Agrigento ed Enna. I piu' indebitati risultano Torino e Milano. Mentre Palermo si presenta come la città in cui in assoluto si investe meno, con una spesa pari a 26 euro a cittadino.
In particolare, Venezia svetta in testa alla classifica delle entrate proprie grazie al contributo sui bilanci che arriva dal Casinò e dai tributi speciali. Su Torino, che e' la città con il maggiore indebitamento (3.450 euro pro-capite) pesa l'effetto Olimpiadi; a seguirla e' Milano che presenta un debito a cittadino di 2.938 euro. La meno indebitata Caltanisetta (42 euro a testa).
Guardando alle entrate tributarie pro capite nei comuni capoluogo italiani, la media risulta di 395 euro. Quanto ai passivi, invece, l'indebitamento medio per abitante e' pari in media a 1.207 euro. Mentre il valore delle spese correnti medie e' pari a 1.060 euro, con quelle per investimenti (in media 398 euro, con quasi tutto il sud al di sotto della cifra) che vedono Palermo all'ultimo posto.
In Puglia il Comune di Lecce è il secondo in Italia, tra i 110 capoluoghi di provincia, per entrate tributarie. Il comune salentino con 805 euro ad abitante è secondo soltanto a Venezia le cui casse però sono adeguatamente rimpinguate dagli introiti che provengono anche dall’attività del Casinò. Per entrate tributare altri due Comuni pugliesi sono al di sopra della media nazionale: Brindisi è al 24esimo posto con 473 euro, Bari al 39esimo con 419, poi Foggia con 371 e Andria con 282 euro.
Il quadro che emerge dal report vede una contrapposizione netta tra il nord e il sud del Paese. Nel settentrione ci sono più spese per gli investimenti e minor costi della politica. Pochi investimenti ed elevati costi per la politica, invece, si trovano nel Sud.
Per quanto riguarda i debiti è Lecce il Comune pugliese con il maggior tasso di indebitamento, con 1.491 euro ad abitante (quasi 330 euro in più della media nazionale). Seguono in graduatoria Foggia con 838 euro, Andria con 755, Brindisi con 609 e Bari con 522.
Al capitolo investimenti, i Comuni della Puglia rimangono attardati rispetto all’altra parte del Paese. È Brindisi il Comune pugliese più spendaccione, ma nonostante i 388 euro a cittadino presenta un dato inferiore alla media nazionale, che è di 398 euro. Tutti gli altri Comuni della Puglia si attardano tra la 58esima posizione di Bari (241 euro) e la 103 di Foggia (appena 82 euro ad abitante).
I costi della politica sono maggiori al Sud: Napoli, Reggio Calabria e Cosenza compongono il podio. Bari con 63 euro a cittadino risulta al quarto posto, Brindisi con 52 euro è in 11esima posizione e Lecce con 34 euro alla 36esima. Più virtuosi in Puglia sono i Comuni di Andria (26 euro) e Foggia (18).
A Brindisi per mantenere i politici ogni brindisino si scuce dalle tasche 52 euro all’anno. Solo in altre dieci città capoluogo d’Italia si paga alla politica uno scotto superiore. Negli altri cento Comuni invece, remunerare amministratori di qualunque rango o levatura, richiede ai contribuenti sforzi economici decisamente più contenuti. Il risultato è che nel Sud il politico costa al cittadino molto di più.
L’indagine del quotidiano finanziario, tuttavia, non si è limitata ad analizzare costi della politica e loro peso sulle tasche del cittadino. Diversi studi sono stati eseguiti per misurare il livello di “ricchezza” di ogni Comune, utilizzando come termometri l’entità delle entrate tributarie procapite, quelle extratributarie, le “proprie” e i debiti. Stimate anche le spese correnti, quelle per gli investimenti e per le spese del personale. Si scopre così che con 805 euro di tasse e imposte pagate da ogni cittadino al proprio municipio, Lecce è non solo la città più ricca della Puglia, ma dell’intero Centro Nord dopo Venezia. E Brindisi? Il capoluogo adriatico si piazza 24esimo, con 473 euro versati a testa dai suoi cittadini nelle casse comunali.
PERCHE’ QUI AL SUD SI STA MORENDO QUANDO I NOSTRI POLITICI SONO PIENI DI SOLDI? PERCHE’ QUESTA ASSURDA POLITICA LADRONA?
E a Villa Castelli? Intanto cresce la raccolta differenziata nei comuni dell’Ato Br/2
e la regione Puglia riduce l’ecotassa sui rifiuti conferiti in discarica.
Il Servizio regionale preposto ha determinato, con atto n.89 del 18 maggio ‘09, di fissare l’ecotassa per tutti e nove comuni a 10 € a tonnellata. La riduzione rispetto a quanto già si pagava non è di quelle che fanno molto clamore: considerando infatti una produzione annua di circa 70.000 t di rifiuti indifferenziati si avrà una riduzione di 70.000 € + IVA; ma la cifra diventa decisamente importante se si pensa a quanto i comuni risparmieranno rispetto a quello che sarebbe stato l’aumento da giugno pari a 5 € a tonnellata che, su base annua, ammonta a 350.000 € + IVA di mancato esborso e in questi tempi di crisi anche per l’erario non è cifra da trascurare.
Ma perchè allora a Villa Castelli, nonostante si risparmi, è stata aumentata la tassa sui rifiuti? Per pagare i "politici" che abbiamo in Comune?
In particolare, Venezia svetta in testa alla classifica delle entrate proprie grazie al contributo sui bilanci che arriva dal Casinò e dai tributi speciali. Su Torino, che e' la città con il maggiore indebitamento (3.450 euro pro-capite) pesa l'effetto Olimpiadi; a seguirla e' Milano che presenta un debito a cittadino di 2.938 euro. La meno indebitata Caltanisetta (42 euro a testa).
Guardando alle entrate tributarie pro capite nei comuni capoluogo italiani, la media risulta di 395 euro. Quanto ai passivi, invece, l'indebitamento medio per abitante e' pari in media a 1.207 euro. Mentre il valore delle spese correnti medie e' pari a 1.060 euro, con quelle per investimenti (in media 398 euro, con quasi tutto il sud al di sotto della cifra) che vedono Palermo all'ultimo posto.
In Puglia il Comune di Lecce è il secondo in Italia, tra i 110 capoluoghi di provincia, per entrate tributarie. Il comune salentino con 805 euro ad abitante è secondo soltanto a Venezia le cui casse però sono adeguatamente rimpinguate dagli introiti che provengono anche dall’attività del Casinò. Per entrate tributare altri due Comuni pugliesi sono al di sopra della media nazionale: Brindisi è al 24esimo posto con 473 euro, Bari al 39esimo con 419, poi Foggia con 371 e Andria con 282 euro.
Il quadro che emerge dal report vede una contrapposizione netta tra il nord e il sud del Paese. Nel settentrione ci sono più spese per gli investimenti e minor costi della politica. Pochi investimenti ed elevati costi per la politica, invece, si trovano nel Sud.
Per quanto riguarda i debiti è Lecce il Comune pugliese con il maggior tasso di indebitamento, con 1.491 euro ad abitante (quasi 330 euro in più della media nazionale). Seguono in graduatoria Foggia con 838 euro, Andria con 755, Brindisi con 609 e Bari con 522.
Al capitolo investimenti, i Comuni della Puglia rimangono attardati rispetto all’altra parte del Paese. È Brindisi il Comune pugliese più spendaccione, ma nonostante i 388 euro a cittadino presenta un dato inferiore alla media nazionale, che è di 398 euro. Tutti gli altri Comuni della Puglia si attardano tra la 58esima posizione di Bari (241 euro) e la 103 di Foggia (appena 82 euro ad abitante).
I costi della politica sono maggiori al Sud: Napoli, Reggio Calabria e Cosenza compongono il podio. Bari con 63 euro a cittadino risulta al quarto posto, Brindisi con 52 euro è in 11esima posizione e Lecce con 34 euro alla 36esima. Più virtuosi in Puglia sono i Comuni di Andria (26 euro) e Foggia (18).
A Brindisi per mantenere i politici ogni brindisino si scuce dalle tasche 52 euro all’anno. Solo in altre dieci città capoluogo d’Italia si paga alla politica uno scotto superiore. Negli altri cento Comuni invece, remunerare amministratori di qualunque rango o levatura, richiede ai contribuenti sforzi economici decisamente più contenuti. Il risultato è che nel Sud il politico costa al cittadino molto di più.
L’indagine del quotidiano finanziario, tuttavia, non si è limitata ad analizzare costi della politica e loro peso sulle tasche del cittadino. Diversi studi sono stati eseguiti per misurare il livello di “ricchezza” di ogni Comune, utilizzando come termometri l’entità delle entrate tributarie procapite, quelle extratributarie, le “proprie” e i debiti. Stimate anche le spese correnti, quelle per gli investimenti e per le spese del personale. Si scopre così che con 805 euro di tasse e imposte pagate da ogni cittadino al proprio municipio, Lecce è non solo la città più ricca della Puglia, ma dell’intero Centro Nord dopo Venezia. E Brindisi? Il capoluogo adriatico si piazza 24esimo, con 473 euro versati a testa dai suoi cittadini nelle casse comunali.
PERCHE’ QUI AL SUD SI STA MORENDO QUANDO I NOSTRI POLITICI SONO PIENI DI SOLDI? PERCHE’ QUESTA ASSURDA POLITICA LADRONA?
E a Villa Castelli? Intanto cresce la raccolta differenziata nei comuni dell’Ato Br/2
e la regione Puglia riduce l’ecotassa sui rifiuti conferiti in discarica.
Il Servizio regionale preposto ha determinato, con atto n.89 del 18 maggio ‘09, di fissare l’ecotassa per tutti e nove comuni a 10 € a tonnellata. La riduzione rispetto a quanto già si pagava non è di quelle che fanno molto clamore: considerando infatti una produzione annua di circa 70.000 t di rifiuti indifferenziati si avrà una riduzione di 70.000 € + IVA; ma la cifra diventa decisamente importante se si pensa a quanto i comuni risparmieranno rispetto a quello che sarebbe stato l’aumento da giugno pari a 5 € a tonnellata che, su base annua, ammonta a 350.000 € + IVA di mancato esborso e in questi tempi di crisi anche per l’erario non è cifra da trascurare.
Ma perchè allora a Villa Castelli, nonostante si risparmi, è stata aumentata la tassa sui rifiuti? Per pagare i "politici" che abbiamo in Comune?
domenica 25 aprile 2010
Principi Attivi 2010

Principi Attivi è l’iniziativa di Bollenti Spiriti per favorire la partecipazione dei giovani pugliesi alla vita attiva e allo sviluppo del territorio attraverso il finanziamento di progetti ideati e realizzati dai giovani stessi.
L’obiettivo è duplice:
* verso i giovani: dare responsabilità, occasioni di apprendimento e di attivazione diretta
* verso la comunità regionale: dare un iniezione di energia e innovazione al sistema sociale ed economico pugliese.
Principi Attivi finanzia gruppi informali di giovani che intendono realizzare:
A. Idee per la tutela e la valorizzazione del territorio
(es: sviluppo sostenibile, turismo, sviluppo urbano e rurale, tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale ed artistico etc.);
B. Idee per lo sviluppo dell’economia della conoscenza e dell’innovazione (es. innovazioni di prodotto e di processo, media e comunicazione, nuove tecnologie etc.);
C. Idee per l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva (es.qualità della vita, disabilità, antirazzismo, migranti, sport, pari opportunità, apprendimento, accesso al lavoro, impegno civile, legalità etc.).
In caso di approvazione del progetto, i gruppi informali si impegnano a costituire un nuovo soggetto giuridico a propria scelta (associazione, cooperativa, impresa etc.).
Il contributo massimo ammissibile per ciascuna proposta progettuale è di 25.000 Euro per realizzare progetti delle durata massima di 12 mesi.
Il primo bando è stato pubblicato a maggio 2008 ed è scaduto il 31 luglio 2008. Informazioni e risultati dela prima edizione di Principi Attivi sono disponibili in questa pagina.
IL NUOVO BANDO PRINCIPI ATTIVI 2010
Il nuovo bando è stato approvato il 22 febbraio 2010 ed è finanziato con 2.2 milioni di Euro.
Possono presentare progetti giovani cittadini, italiani e stranieri residenti in Puglia, di età compresa tra i 18 e i 32 anni* (nati a partire dal 1 gennaio 1977), organizzati in gruppi di lavoro informali composti da un minimo di 2 persone.
Il bando scade alle ore 13.00 del 14 giugno 2010.
Per informazioni e richieste di chiarimento:
http://bollentispiriti.regione.puglia.it/index.php?option=com_content&task=view&id=187:principi-attivi-giovani-idee-per-una-puglia-migliore&catid=142:news-dal-territorio&Itemid=1300079
mercoledì 21 aprile 2010
ESSERE FIGLI DEI FIORI
Il periodo che oggi viviamo, agli inizi del 3° millennio, sta diventando vorticoso, volutamente vorticoso, talmente vorticoso da non farci più riflettere sulle cose che ci capitano intorno. La vita sociale negli ultimi 30 anni è diventata una continua corsa verso il nulla di proprio, di autentico, vissuto, partecipato, dedicato. La televisione ed il sistema della mercificazione delle idee prima che delle merci, sta lasciando sulle strade del futuro carcasse di poesie tragiche, di film catastrofici, di violenza gratuita, di fame e povertà, di allontanamento dalla realtà. Stiamo diventando spettatori, stiamo imparando a delegare, a creare miti pur di non muoversi, abituati al nostro falso benessere, seduti sulla nostra poltrona a seguire le reti tv o il blog di riferimento del momento. Continuiamo a dire: “la storia siamo noi”, ma non ci rendiamo conto che non facciamo più la storia, la storia la fanno ora le lobby televisive, e qui in Italia ne sappiamo qualcosa, con Berlusconi, Presidente del Consiglio e di Mediaset, con i conseguenti conflitti di interesse che non gliene importa a nessuno. Oggi poi, sotto i nostri occhi, sotto forma di nuova libertà, sta nascendo il nuovo impero, quello web, controllato da Google e Facebook, che detengono la più grossa banca dati del mondo. E tutti noi ne facciamo parte, e invece non abbiamo la stessa rete nella nostra città.La verità è che non siamo più in grado di riprenderci la vita, quella sociale, quella che ci ha portato a grandi battaglie sociali, come la legge 194, l’apertura dei manicomi, il divorzio, l’aborto, il no al nucleare, e tanti altri diritti, che ancora oggi, per nostra fortuna, resistono. Ma per quanto? E quando capiremo che la storia ha bisogno della partecipazione sociale per crescere ancora? Il fallimento del sistema capitalistico è sotto gli occhi di tutti, svuotare le banche, farsi prestiti, pur di apparire, di vivere sopra i nostri reali bisogni, solo per arricchire i grandi mostri del nostro tempo, che cosa ha portato? Alla distruzione della classe media italiana, ad esempio, e alle divisioni accentuate fra la classe borghese e il povero operaio. La nostra classe politica è stata sopita per 30 anni, ha lasciato che le imprese entrassero a governare lo Stato, come una sorta di azienda, dove se c’è guadagno va bene, altrimenti, si licenzia, ed ora non sa più come riprendersi la sua stessa vita, partecipazione sociale, ora che ha assistito al fallimento del capitalismo, si arraffa per dire che esiste, ma non dice niente alla gente, niente di tangibile. Ci sono stati momenti dove si poteva fermare questo sistema, almeno rallentarlo, proponendo la scala mobile, garantendo i salari, risolvendo il conflitto di interessi. Invece legge Biagi, precariato, licenziamenti, cassa integrazione sono stati temi tutti persi, senza neanche battagliare, questa è stata la fine della storia della Italia, quella figlia dell’Articolo 1 della Costituzione, sempre bistrattato e mai difeso energicamente. Quella carta scritta sulle montagne da italiani, partigiani, morti per la nostra libertà, oggi è una carta che sembra facile cestinare, specialmente per le nuove generazioni, e sembra non portare con se rivoli di sangue intriso della nostra stessa libertà. Oggi noi dobbiamo riprendere la via della partecipazione sociale e riprenderci la strada. Dobbiamo essere per le vie del mondo, abbandonando le televisioni, i social network, e partecipando alla vita delle nostre città. DAL VIVO. Rifare l’Italia partecipata.
Nella strada ci sono molte sensibilità, molte energie che si muovono per dare respiro e vita a questa terra. Qualcuna crea dolore e tristezza, altre passano inosservate e sembrano insignificanti, mentre si portano con orgoglio avanti nel dolore insito nella vita stessa. Nella convivialità delle differenze c’è la bellezza della convivenza, che è qualcosa di più della tolleranza. Per strada si capisce che non bisogna mai rinunciare alla fede, agli ideali, alle battaglie per i diritti sociali, si vive che bisogna credere di più nella rivoluzione che è in noi stessi, nella conversione permanente, di confidare che Dio saprà capire anche quelli che credono di non esistere. Oggi, disimparato l’odio, bisogna ricredere nell’amore, nei figli dei fiori, nei naturalisti, nelle feste in campagna, nelle manifestazioni per difendere il nostro ambiente,
sentire la tutela della vita, la difesa del vivente, dire basta alla mercificazione e alla privatizzazione della vita. Il tema fondativo del futuro è la costruzione della vita nelle forme di comunità. Come si è sempre fatto in passato nelle nostre famiglie, bisogna ricreare il clima della familiarità dei rapporti, dell’aiutarsi a vicenda, del donare, dell’allevare, accudire, ascoltare, amare.
E bisogna ritornare a noi stessi, alla nostra più grande ricchezza, il nostro cervello, alle nostre risorse, i nostri sensi, sentirsi il centro dell’universo, facenti parte del vento, del sole, dell’acqua, della terra, nel bene e nel male, nella vita terrena e nell’aldilà. Noi siamo eterni, diamo ogni giorno qualcosa di noi, la nostra vita. Non è vero come ci dice la cultura imperialista che siamo poveri. Non è vero che si nasce poveri, e come dice Don Tonino Bello, si può nascere poeti, non poveri, poveri si diventa. Cambiare modo di vedere il nostro sociale non è difficile se si prova. Farsi portatore di pace, di messaggi sociali non deve significare disprezzo della attuale visione capitalistica della ricchezza, bisogna rispettare le idee altrui, ma esporre le nostre. Significa accendere una fiammella più che parlare del buio della falsa ricchezza del capitalismo, e far prendere coscienza a tutti della realtà sociale che sta oltre. Significa divenire esempio della "ulteriorità", prima che condannare, imparare ad annunciare. Rinunciare alla ricchezza per essere più liberi. La filosofia interpreta i beni della terra come palla al piede che frena la speditezza del passo, come catena che ti impedisce di volare.
Chi vuole riprendersi la vita sociale, la sua dimensione felice e naturale, deve rinunciare alla cultura del benessere, deve alleggerirsi dei "tir" delle stupide sicurezze materiali, deve essere portatore di progetti sociali. Di fronte alla decadenza della cultura a favore del materialismo più sfrenato, davanti alla ingiusta distribuzione delle ricchezze, non si può tacere. E non si può tacere dinanzi allo spreco che porta il consumismo, alla distruzione delle risorse ambientali, alla distruzione della natura. E bisogna gridare contro quelle economie che riducono a cenere e guerra intere nazioni, che provocano la morte per fame di cinquanta milioni di persone all'anno, mentre per gli armamenti si impiegano cifre enormi e si lascia solo desolazione e guerra.La nostra ricchezza invece deve essere la condivisione della sofferenza altrui, che si fa protesta, stimolo, proposta, progetto.
La storia sembra ripetersi, come nel XIII secolo, quando ci fu uno spirito di riforma volto contro la corruzione dei costumi degli ecclesiastici del tempo, troppo coinvolti negli interessi materiali e politici, nella sanguinosa lotta alle investiture. Allora ci fu la fioritura delle ricche città stato che, se da una parte arricchì una parte del popolo, determinò la formazione di quei ricchi ceti mercantili che acquistava potere a scapito della vecchia nobiltà feudale, facendo della vita metropolitana il centro della civiltà, pur lasciandovi dentro larghissime fette del ceto contadino più indigente. Disuguaglianza sociale feroce, ma anche crisi dell'assetto sociale medievale che vide coinvolto Francesco d’Assisi in prima persona mentre esercitava la professione di mercante. E con la sua figura rinacque lo spirito di fratellanza, di povertà, di convivialità. Ecco, oggi dobbiamo imparare dalla storia, medioevale e moderna, e farne un motivo in più per riprenderci l’amore, la natura, la libertà, il lavoro, la dignità, la centralità della nostra esistenza. Il Tao, simbolo dell’unicità del mondo nelle sua bivalenza, simbolo per antonomasia di Francesco, deve ricordarci una grande verità: la nostra vita, salvata e redenta dall'amore, deve diventare, ogni giorno di più, vita nuova, vita donata per amore. Portando questo segno viviamone la spiritualità, rendiamo ragione della "speranza che é in noi", ci riconosciamo portatori di vita e amore.
Pino Ciraci
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